TEATRO E RELAZIONI FAMIGLIARI

La Trilogia della Famiglia e altre produzioni
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L’Armadio di Famiglia

con Beatrice Visibelli, Giovanni Esposito, Marco Natalucci e Marco Cappuccini, Caterina Carpinella, Marco Laudati, Chiara Martignoni, Valentina Testoni; scene e luci Fabio De Pasquale; costumi Cristian Garbo; coordinamento organizzativo Valentina Cappelletti; organizzazione Cristian Palmi, Giulia Attucci; testo e regia Nicola Zavagli

Firenze, autunno del ’43. Quartiere San Frediano. Un armadio cela il nascondiglio di speranza che servirà per sfuggire alle persecuzioni razziali e guadagnarsi la salvezza. Sullo sfondo una guerra che tutto travolge con inaudita ferocia. In primo piano una donna, Clara, sola con i suoi figli, la sua famiglia, che diventa l’inaspettata protagonista di una vicenda di profondo amore e rispetto per la vita.
Clara, energica levatrice, che fa partorire al ritmo del Canto di Ulisse, che gira di giorno e di notte, e corre ovunque a far nascere figli. Ma degli estranei le piombano in casa all’improvviso. “Ebrei? Come ebrei?” Cosa fare? Qual è la strada giusta per non fare del male agli altri e proteggere la propria famiglia?
La commedia si dipana come una cronaca famigliare, tingendosi di giallo con un finale a sorpresa, in una corsa contro il tempo che lascia col fiato sospeso. Un noir a tinte civili che scivola lungo il filo delle emozioni, coi tratti del montaggio cinematografico e i tempi della drammaturgia popolare, a volte tragica, a volte spiritosa, ora amara, ora solenne. Un piccolo, palpitante affresco di una città, di un momento della nostra Storia, scandito da un uso sapiente dei dialetti – fiorentino e napoletano – che si rifà alla tradizione di Napoli milionaria! Per ricordarci cosa significa vivere con la guerra in casa. Per ricordarci che “della guerra bisogna aver paura… prima!”


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Un Matrimonio quasi Felice

con Beatrice Visibelli, Giovanni Esposito, Vania Rotondi e Giulia Attucci, Marco Cappuccini, Marco Laudati, Chiara Martignoni, Massimiliano Padelli, Duccio Viani, Valentina Testoni; scene e luci Fabio De Pasquale; costumi Cristian Garbo; organizzazione Cristian Palmi; testo e regia Nicola Zavagli

Una donna alle prese con un’implacabile pressione debitoria che rischia di travolgere e ammalare la sua famiglia.
Una commedia ad alta temperatura morale, tra nevrosi e malesseri del nostro tempo. Quasi un thriller dell’anima.
Una famiglia fiorentina, ai giorni nostri. Al centro una madre alle prese con i concitati preparativi per il matrimonio della figlia e un marito scivolato nel male dell’anima. Un marito che ha cercato di competere, di essere all’altezza dei tempi; e invece per troppi debiti accumulati non ce l’ha fatta.Ecco allora la moglie che cerca di aiutare chi non vuole aiuto, chi non si considera malato, chi alterna un’esagerata vitalità all’immobilità di una poltrona in penombra.La commedia analizza i difficili rapporti all’interno di una famiglia nel momento in cui si scopre la situazione debitoria del padre. Emerge gradualmente l’impossibilità dei figli a capire le problematiche dei genitori e la sempre più assidua presenza di un consulente finanziario e di un modesto ragioniere che cercano a loro modo di sostenere la donna. Sarà lei a tentare – con tutte le sue forze – di superare la crisi familiare, riuscendoci solo in parte e a carissimo prezzo. Ritratto neorealista di una dolorosa realtà quotidiana, quella del sovraindebitamento, dipinta con estrema precisione e verità umana, Un matrimonio quasi felice è la storia di una famiglia in bilico tra riti di passaggio e malattia sociale, che uscirà da uno dei suoi momenti più difficili con rinnovata complicità.
Lo spettacolo costituisce il secondo capitolo (dopo L’armadio di famiglia) di una trilogia dedicata alla famiglia, sentita come cuore rivelatore della condizione umana e specchio per una riflessione sul mondo contemporaneo.


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Indagine d’amore

con Beatrice Visibelli, Giovanni Esposito, Vania Rotondi e Giulia Attucci, Marco Cappuccini, Marco Laudati, Chiara Martignoni, Valentina Testoni; scene e luci Fabio De Pasquale; costumi Cristian Garbo; organizzazione Cristian Palmi; testo e regia Nicola Zavagli

Una commedia in due atti, con protagonista Beatrice Visibelli e la Compagnia Teatri d’Imbarco.
Dopo L’armadio di famiglia e Un matrimonio quasi felice, Indagine d’amore di Nicola Zavagli costituisce l’ultimo capitolo di una trilogia dedicata alla famiglia, sentita come cuore rivelatore della condizione umana e specchio per una riflessione sul mondo contemporaneo.
Protagonista una madre colta, democratica, impegnata nel sociale come psicoterapeuta, immune da qualsiasi forma di razzismo, finché un giorno la figlia non le porta in casa il “mondo nuovo” ovvero l’amore per un clandestino.
Un meccanismo da commedia per raccontare le nostre paure, il nostro disordine amoroso, la nostra insicurezza. L’obiettivo è quello di promuovere una riflessione sulla metamorfosi delle relazioni familiari nell’evoluzione di un contesto sempre più marcatamente multiculturale. Mettere a confronto il crollo della famiglia con il fenomeno dell’immigrazione; la confusione dei nostri rapporti sentimentali con il nutrimento ambiguo e vitale dello straniero.
La storia si muove tra un paesaggio esterno, in quelle crepe dove forse s’annidano le ragioni di certi conflitti sociali, e un interno domestico, dove affiorano le dinamiche nevrotiche di una famiglia in bilico tra resa dei conti e separazione.
Alla fine l’amore esplode lasciando non si sa cosa, forse solo altra solitudine.
Del resto tentare di leggere un futuro per la famiglia è difficile, quasi impossibile. Per cui davanti all’asprezza dei tempi non ci resta che indagare ancora una volta miserie e meraviglie delle relazioni umane.


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Era la Nostra Casa

con Beatrice Visibelli, Marco Natalucci e con Valentina Cappelletti; costumi Cristian Garbo; scene e luci Orso Casprini; organizzazione Cristian Palmi, Giulia Attucci; testo e regia Nicola Zavagli

Una moglie e un marito, giunti alla mezza età, al confine tra sogni infranti e rancori accumulati, si ritrovano nella loro casa di campagna. Sono improvvisamente soli (dopo la partenza oltreoceano della figlia) alla ricerca di una intimità perduta e di una complicità da rinnovare. Ma ecco improvviso il tradimento. E l’inevitabile presa d’atto di una distanza. Rabbie e tensioni si aprono allora in un’avvincente scontro, dove i meccanismi coniugali si scatenano in un crescendo d’impietosa e sarcastica verità. Fino alla ventata finale che spariglia le carte, e s’impone clamorosamente sorprendente, e per sempre.
Commedia appassionata sul gioco crudele dei sentimenti e dei risentimenti, Era la Nostra Casa è una fotografia di un rapporto di coppia, delle nostre nevrosi, dubbi, malesseri. Siamo nell’Italia del nostro tempo, fra crisi del lavoro e abbandono degli ideali. Protagonista è l’amore, e quel cerchio misterioso che gli costruiamo attorno.
Dopo la Trilogia della Famiglia, un nuovo testo di Nicola Zavagli, voce contemporanea della drammaturgia toscana. Protagonisti Beatrice Visibelli e Marco Natalucci, per una scrittura che nasce per gli attori e per la loro emozionante abilità interpretativa.

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Il Disamore

con Simona Arrighi, Sandra Garuglieri,Vania Rotondi, Beatrice Visibelli;scene e luci Nicolò Ghio; costumi Cristian Garbo; musiche a cura di Vladimiro D’Agostino; assistente alla regia Valentina Cappelletti; organizzazione Cristian Palmi,Giulia Attucci, Davide Grassi; in coproduzione con AttoDue; testo e regia Nicola Zavagli

Un thriller psicologico. Una vicenda del nostro tempo. Un problema sociale di bruciante tensione civile, raccontato nelle sue ripercussioni sulle dinamiche familiari.
Quattro donne in conflitto. Quattro destini in bilico.
Quattro ritratti psicologici per una vicenda tutta al femminile che s’intreccia come un thriller di relazioni umane tra periferie di città e colline di vigneti.
Un’indagine tra le contraddizioni del nostro tempo. Uno spettacolo che coniuga impegno civile e racconto psicologico, denuncia sociale e storia privata, mantenendo il tono incisivo della commedia.
Una storia che usa il thriller per scavare all’interno della nostra società. Il meccanismo poliziesco mette a nudo le ipocrisie dei rapporti umani. Scava nei sentimenti come un oscuro luminoso perturbante.
Due sorelle si ritrovano a fronteggiare la scomparsa del padre. Una è imprenditrice, l’altra attrice. Una è a capo dell’azienda vinicola di famiglia nel cuore del Chianti. L’altra manca da casa da tempo e all’arrivo trova la situazione profondamente cambiata.
La convivenza forzata e la ricerca del padre costringono le due sorelle a un bilancio interiore, tra fallimenti sentimentali, rancori mai sopiti e complicità perdute, oltre che a un confronto con la realtà.
S’incunea nella trama familiare una brillante avvocatessa che cura gli affari dell’azienda e verso cui mostra una professionale determinazione nel risolvere la delicata situazione. Ma è una strategia, l’obiettivo è un altro.
A condurre l’inchiesta è una donna magistrato, che nella sua empatia umana riesce a trovare un’alleanza con l’attrice, sostenendola nella sua graduale presa di coscienza. Sarà infatti l’attrice a scoprire le verità nascoste tra le pieghe di una realtà sempre più inquinata e corrotta. A far emergere la fragilità di una situazione economica giunta inesorabilmente alla resa dei conti.
C’è da salvare ad ogni costo l’azienda e con essa gli operai che ci lavorano da anni. Ma i senza scrupoli, gli squali, si avventano su chi è in difficoltà.
Nel gioco del business l’avvocatessa rappresenta quel tipo d’intermediari con la criminalità organizzata sempre più incisiva nella sua infiltrazione nell’economia pulita, mentre l’interesse privato in difesa del lavoro mostra le sue dolorose contraddizioni, e la giustizia fatica nel far rispettare le regole.
La morte del padre segna il punto di non ritorno. L’attrice scopre che il seme del male s’annida nell’azienda di famiglia ed è quel cancro che divora ogni giorno di più il nostro paese. Sempre più diffuso è infatti il rischio dell’infiltrazione mafiosa, ancora più in un periodo di crisi in cui gli imprenditori hanno bisogno di liquidità per salvare le loro aziende, per questo i capitali sono spesso offerti da persone rispettabili che riciclano il denaro proveniente da imprese criminali.
Ecco la partita che deve affrontare l’attrice. Una partita ancora più dolorosa perché giocata in casa, quando scopre dolorosamente la corruzione morale della sorella. Si troverà davanti alla scelta più difficile, quando si tratta di denunciare chi appartiene alla tua famiglia.
Ma deve trovare il coraggio della denuncia, deve affrontare una paura che altrimenti rischia di diventare omertosa connivenza.