RITRATTI IN SCENA E TEATRO CANZONE

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La Cameriera di Puccini

con Beatrice Visibelli e Giovanni Esposito; soprano Chiara Panacci; al pianoforte Rodolfo Alessandrini; testo e regia Nicola Zavagli

Spettacolo molto amato. Prima storica produzione di Teatri d’Imbarco. Siamo nella villa di Puccini a Torre del Lago. Con un giovane giornalista c’è la cameriera di casa e sarà lei a raccontare il grande musicista, con le sue passioni, i suoi amori, la sua inquieta malinconia.
Beatrice Visibelli tratteggia con trascinante simpatia questa buffa cameriera, sempre pronta a commuoversi con le eroine del Maestro, che appaiono in musica con cinque tra le sue più celebri romanze. La dimensione popolare e il potere evocativo della lirica in uno spettacolo dalle struggenti emozioni.
La cameriera di Puccini sarà l’8 marzo al Teatro del Costone di Siena.


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Il Volo di Michelangelo

con Beatrice Visibelli, Marco Natalucci; al violoncello Ginevra Pruneti; testo e regia Nicola Zavagli

Un volo lungo la vita di un mito. Quasi una fiaba popolare, a volte poetica, a volte ironica. Per ripercorrere tutto d’un fiato il mistero concretissimo del genio indiscusso dell’arte universale. Raccontare la grande leggenda artistica e biografica del genio mettendola a confronto con alcune verità storiche emerse dopo quattro secoli di indagini critiche che hanno frugato in ogni dettaglio della sua vita e scandagliato la sua opera.

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Fino all’ultimo sguardo

Con Chiara Riondino e Beatrice Visibelli; Scene e Luci Fabio De Pasquale; Costumi Cristian Garbo; Drammaturgia e Regia Nicola Zavagli

Pagine tratte dal romanzo biografico Tina di Pino Cacucci. Uno spettacolo di teatro-canzone. In scena una cantautrice, Chiara Riondino, con la sua chitarra. E un’attrice, Beatrice Visibelli, come voce narrante. Insieme per comporre, con canzoni e parole, un ritratto biografico della mitica Tina Modotti. Donna straordinaria e bellissima, grande attivista politica, grande fotografa. Tina Modotti era partita a 17 anni dall’Italia, su una nave piroscafo. La California come meta. E un sogno nella valigia: Hollywood, la Mecca del cinema, quella dei pionieri e di Rodolfo Valentino. Subito, grazie al suo fascino latino, quel primo sogno si realizza. Ma a Tina non basta. La sua inquietudine e la sua voglia di scoprire la spingono verso altri orizzonti. Incontra gli uomini della sua vita e con loro condivide le strade del mondo. Ed eccola in cammino, un lungo viaggio attraverso il deserto della California oltre la frontiera verso il Messico. Il Messico dei fermenti post-rivoluzionari, delle feste irredentiste, di balli e di tequila. E una gran voglia di vivere e di cambiare il mondo, di sottrarlo alle ingiustizie, di battersi per i diseredati. Il Messico per Tina è anche la scoperta della fotografia. Sotto il suo sguardo inquieto raccoglie la poesia di quella terra e di quel momento indimenticabile della Storia. Ma poi la Storia volta pagina. E Tina viene accusata falsamente di aver attentato al Presidente. E dal Messico, amatissimo, viene espulsa. Ed eccola ancora su una nave, con una valigia carica d’amore, di sogni e rivoluzione. E’ diretta in Europa, dove la Storia ribolle e fermenta, lei sarà lì, inseguendo altri amori, altra vita. Porta una valigia piena di piccoli capolavori: le sue fotografie. Sopra una grande vela, in scena, fluttuano quelle magnifiche immagini.

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Il leggendario carro dell’Unità

Di Nicola Zavagli; Con Beatrice Visibelli e Marco Natalucci; Canzoni composte e interpretate dal Vivo Da Chiara Riondino; Scene Nicolò Ghio; Luci Omar Padilla Gonzalez; Costumi Cristian Garbo; Regia Nicola Zavagli

Con spirito allegro e popolare si dà vita a due fra le più leggendarie figure del nostro Risorgimento. Quelle figure che hanno coinvolto l’anima della nostra regione. Due in particolare: il gran Garibaldi, naturalmente, che seguiremo nei suoi avventurosi percorsi in terra di Toscana, sempre pronto a trasmettere passioni e ideali, ritratto nel momento fondante della nostra nazione tra la spedizione dei Mille e la disfatta di Custoza. E il Barone di Ferro, quel Bettino Ricasoli che tanta parte ebbe nel processo d’unificazione, nonché nello sviluppo delle nostre campagne, fino a fregiarsi del merito d’aver inventato la prodigiosa formula del vino Chianti; e il cui fantasma, secondo la leggenda popolare, s’aggira ancora tra le vigne e gli ulivi delle nostre colline. Due grandi personaggi che verranno raccontati con parole, musiche e canzoni. Con uno stile ironico e disincantato, ma anche buffo e grottesco. Si tratta di un progetto teatrale per le manifestazione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia e, in particolare, sul tema della partecipazione della Toscana al processo d’unificazione. Una percorso di sensibilizzazione sulla storia e la cultura del Risorgimento nella nostra regione. Per promuovere una riflessione sulla storia del nostro passato in relazione al nostro presente. Ovvero tornare al passato per meglio capire il presente. Tornare alle origini della contemporaneità italiana. Per un’idea della storia come corrispondenza di amorosi sensi, mettendo a confronto un periodo di grande idealità con la confusione del nostro tempo.

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Ombre d’Estate

Con Beatrice Visibelli, Marco Natalucci, Giovanni Esposito, Giulia Attucci; Interventi Musicali dal vivo a Cura Di Magic Candle Corporation; Scene e Luci Nicolò Ghio; costumi Cristian Garbo; Regia Nicola Zavagli

Flash back, esterno/notte, per un autoritratto dello scrittore da giovane. Seguirlo nei suoi spostamenti esistenziali alla ricerca di una impossibile felicità artistica e amorosa
nei luoghi del suo immaginario:quella Riviera trasfigurata dall’amore letterario d’un Chandler e una
Firenze scenicamente immobile nella sua eterna bellezza. Leggere Tondelli cercando un’astrazione, lasciando sullo sfondo il variopinto scenario d’un tempo.

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La memorabile vita d’Amerigo

Di Nicola Zavagli; Con Beatrice Visibelli, Marco Natalucci, Chiara Riondino; Scene Nicolò Ghio; Costumi Cristian Garbo; Regia Nicola Zavagli

Un carro di comici, musici e spiriti allegri arriva sulle piazze dei paesi per dar vita alla leggendaria figura di Amerigo Vespucci, che verrà raccontato e messo in scena con uno stile buffo e carnascialesco. Una narrazione all’aria aperta per raccontare la biografia del grande navigatore fiorentino come un’antica leggenda popolare, come una profana rappresentazione. Raccontare Amerigo, la Firenze del tempo, la sua famiglia. E i suoi fratelli che migrarono
lontano in cerca di un diverso destino. Chi inseguendo una vocazione, chi un’inquietudine, chi fama e onore. Come Amerigo che partirà verso quell’America a cui, per caso o per errore, diede il suo nome. Un’evocazione di quei viaggi memorabili, che aprirono orizzonti infiniti sopra quell’oceano dove veleggiò “l’eroe più glorioso dell’Arno”. Alla fine, sul mare della fantasia apparirà una
nave: il veliero d’Amerigo. E sul carro dei comici, il sipario diventerà stendardo, e poi bianchissima vela, e infine gran mappa delle Americhe. Per ricordarci, in un periodo di crisi come il nostro, la creatività, la forza, le scoperte di quel tempo leggendario, e raccontarci ancora una volta l’antica bellezza, nel desiderio di ridipingere il nostro nuovo Rinascimento futuro

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Quanta strada ha fatto Bartali

con Beatrice Visibelli, Giovanni Esposito, Marco Natalucci, Vania Rotondi, Giulia Attucci, Valentina Cappelletti; musica dal vivo a cura della Balagan Cafè Orkestar diretta da Enrico Fink; scene Duccio Bonechi; luci Francesco Margarolo organizzazione Cristian Palmi, Giulia Attucci; in collaborazione con Comunità Ebraica di Firenze; testo e regia Nicola Zavagli

Un ritratto ironico e divertente del più grande campione che Firenze ha dato allo sport. Uno spettacolo gioioso in cui la parola gioca con la musica per dipingere il ritratto a tutto tondo di un campione, un uomo, una città.
Un viaggio con Bartali tra le pagine più famose e quelle più segrete della sua personalità. Dall’infanzia a Ponte a Ema al primo incontro con la bicicletta sui colli fiorentini, gli amici, i primi rivali, e poi il successo, la mitica rivalità con Coppi, e le vittorie al Giro e la doppietta al Tour. E la famiglia, gli amori, i dolori e le salite aspre della vita, a cui Ginettaccio, toscanaccio polemico, simpatico e combattivo, non si sottrasse mai. Sullo sfondo, un paesaggio dolce come quello della nostra terra, e duro come fu il suo tempo.
Parole, musiche, canzoni s’intrecciano a tessere la trama avvincente di una vita corsa al ritmo di un cuore più grande del normale. Un cuore lento che regalò emozioni a tanta gente; generoso e forte sui pedali, come nella solidarietà umana dimostrata negli anni della guerra. Quando solo, col suo naso triste, correva verso Assisi per portare documenti falsi che avrebbero salvato la vita a tanti ebrei. E poi l’arresto a Villa Triste, l’attentato a Togliatti, la cronaca e gli aneddoti, fino a quando l’Intramontabile si ritira ufficialmente dalle corse. Ed entra nella leggenda.
Un omaggio al grande campione che dal 2013 è stato dichiarato dallo Yad Vashem, il memoriale ufficiale israeliano delle vittime dell’olocausto, “Giusto tra le nazioni”, un riconoscimento per i non-ebrei che hanno rischiato la vita per salvare quella anche di un solo ebreo durante le persecuzioni naziste.
Dal sito dell’organizzazione si legge: “Gino Bartali, un cattolico devoto che nel corso dell’occupazione tedesca in Italia ha fatto parte di una rete di salvataggio i cui leader sono stati il rabbino di Firenze Nathan Cassuto e l’arcivescovo della città cardinale Elia Angelo Dalla Costa”. Bartali, si legge ancora sul sito del memoriale ebreo, ha agito “come corriere della rete, nascondendo falsi documenti e carte nella sua bicicletta e trasportandoli attraverso le città, tutto con la scusa che si stava allenando. Pur a conoscenza dei rischi che la sua vita correva …”